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Cremona Be Free - Notizie: 26-12-2009 - Santo Stefano, San Silvestro e Capodanno al "Ponchielli"

 

Il Teatro Ponchielli, come ogni anno, pensa a chi, in occasione delle festività natalizie, resta a casa, e propone uno sfizioso tris di offerte... spettacolari.

Non poteva mancare l’appuntamento con l’operetta il giorno di Santo Stefano. Ancora una volta sarà l’inossidabile Corrado Abbati - e relativa Compagnia - ad allietare i cremonesi per Santo Stefano e Capodanno.

Si parte dunque sabato 26 dicembre (ore 16) con l’operetta di Carlo Lombardo “Madama di Tebe”.

“Spesso a cuori e picche ansiose bocche chiedono la verità, principi e plebe vengono qua, Madama di Tebe le carte fa”.

“Madama di Tebe”, storia di una famosa cartomante parigina, è ancora oggi una delle operette più popolari ed amate. Questo lavoro ha il merito di aver mostrato quali fossero i gusti e le necessità del pubblico italiano amante della lirica leggera.

“Madama di Tebe” ha, per unanime ammissione, una musica piacevolissima. È noto che non tutta è uscita dalla penna di Lombardo, al quale però va dato atto di avere infuso allo spartito una omogeneità sorprendente, riuscendo a “piazzare” alcuni dei brani più famosi del repertorio italiano: chi non ricorda “spesso a cuori e picche” o il tango dei mannequins: “Ay by - Ay ba! Ay ballalo con me quel tango”.

L’intreccio fece subito molta presa: l’atmosfera vagamente peccaminosa della Parigi notturna e lo sfarzo del mondo della moda trovarono assai sensibile un certo tipo di borghesia che frequentava il teatro d’operetta.

Ma se ieri il teatro d’operetta rappresentava l’evasione nel mondo del “peccato” dei “giovani di una volta”, oggi il pubblico chiede rigore e un lavoro attento e preciso, frutto di studio e serietà, scevro da ogni improvvisazione.

Così Corrado Abbati ha “riscritto” il testo rendendolo più coerente:
ai recitativi si sostituisce la recitazione e la storia si fa più fluida. Abbati ha, poi, rinvigorito lo spartito con qualche
invenzione “alla Lombardo” ricreando uno spettacolo dall’atmosfera brillante e mondana dove la storia della bella cartomante si unisce allo sfavillare delle luci e dei colori di una Parigi fatta di cabarets, défilés d’alta moda, uomini focosi e donne dalle toilettes meravigliose. Dove l’eleganza si unisce a quel divertimento, a quella gioia, a quell’entusiasmo che sono cifre distintive degli spettacoli della Compagnia diretta da Corrado Abbati.

Sognare, amare, cantare, danzare: ecco gli elementi distintivi che diventano linea guida di questa nuova edizione di “My Fair Lady”.
(testi e liriche di Alan Jay Lerner , musiche di Frederick Loew). Con cui la Compagnia Corrado Abbati festeggia l’arrivo del 2010 (giovedi 31 dicembre ore 21; venerdi 1 gennaio ore 16).

“Vorrei danzar con te, la notte e il di così e stringerti a me.
Vorrei cantar con te, vorrei sognar con te perché sei tu l’amor…”.

Nella prefazione a “Pigmalione”, il testo da cui è tratta “My Fair Lady”, G.B. Shaw la presenta come una commedia didattica
sull’esistenza e l’importanza della fonetica. “Pigmalione” però è parola, “My Fair Lady” è musica (o quantomeno aggiunge la musica) ed allora l’attenzione, il baricentro di questo adattamento si sposta e si interessa non tanto ai conflitti dialettici bensì a quelli dei personaggi.

Certo, si prende atto dell’esistenza della fonetica e della possibilità di far parlare una fioraia come una gran dama, ma per dimenticarsene ben presto e potersi così abbandonare alla “favola possibile” di Eliza, tifare per lei ed attendere il lieto fine. Il ritmo allora si fa più serrato, il dialogo brillante, ricco di aforismi e battute spiritose, i costumi “favolosi”, ricchi, eleganti, raffinati, i movimenti coreografici energici e corali, capaci di amplificare ora i momenti burleschi ora i momenti romantici e su tutto: la musica! Che sa essere sentimentale e romantica, briosa e trascinante, sempre vitale. Ad essa, probabilmente, spetta una buona parte di quel miracolo che è “My Fair Lady”, uno dei più famosi e popolari “classici” del teatro musicale e che, fra l’altro, ha la fortuna di essere sempre giovane…

Gli anni scorsi era l’Epifania ad ospitare il terzo spettacolo natalizio del “Ponchielli”: quest’anno invece l’offerta è stata anticipata a domenica 3 gennaio, dal momento che il 7 e l’8 gennaio avrebbe dovuto esibirsi Mariangela Melato il cuoi tour però è stato sospeso per motivi di salute dell’attrice milanese.

3 gennaio, dunque, in compagnia di “Robin Hood” (ore 15 e 20.30), musical di Beppe Dati; coreografie di Fabrizio Angelini; regia di Christian Ginepro.

Ambizione, coraggio, amore, tradimento e avventura, tutto in uno spettacolo di grande effetto che vede protagonista il bravo Manuel Frattini nei panni di Robin Hood, l’eroe le cui avventure, da 800 anni, si tramandano di foglia in foglia, di cantore in cantore, lasciando ai secoli il compito di affinare questa storia antica.

Robin Hood non è un supereroe, non è stato punto da un ragno e non è nato su un altro pianeta! Robin Hood è la storia di un uomo che diventa un eroe, di un ragazzo che impara a “riconoscere ed apprezzare i doni e le benedizioni della propria vita” e comincia a diventare cosciente di tutte quelle invisibili persone che vivono sfocate ai margini del suo campo visivo.

Ma è anche la storia di un ragazzo di fronte all’inevitabile momento in cui la vita ti fa abbandonare la tua personale foresta di Sherwood, per affrontare le alte mura della realtà e del solidissimo palazzo di Nottingham. Il bambino sceglie di diventare uomo… Ed è nella scelta che si nasconde il germe dell’eroe ed ognuno dei personaggi che vivrà sul palcoscenico compie o ha già compiuto una scelta.

Da Lady Marianna, alla Tata, a Fra Tuck, a Little John, all’inedito personaggio di Nuvola,creato per custodire in sé l’incanto e l’infantile paura di crescere che sono ancora meravigliosamente intatti dentro ognuno di noi.
Ognuno di loro scopre di avere il talento di fare, al contrario dei cattivi Guyo, Re Giovanni e Sceriffo che, non avendo questo talento, agiscono usando la paura, l’arma più forte per costringere all’immobilismo chi potrebbe avere il coraggio di cambiare la vita propria e quella degli altri. E saranno proprio “gli altri”, i più deboli, i più fragili e vulnerabili a diventare i protagonisti del “lieto fine”…

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